freelancecamp Freelancecamp 2014

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Verso il #freelancecamp:
Biljana Prijić

Scritto da Miriam il 17 Marzo 2014
oggi l'intervista è a Biljana Prijić, @biljaic su Twitter

Molti pensano che fare i freelance sia un ripiego, magari perché non si trova lavoro, altri che sia una missione. Tu come ti poni?

Premetto: alla vigilia del mio terzo Freelancecamp non sono (ancora) freelance! Però non sono dipendente e non lo sono mai stata (né mai lo sarò, verosimilmente). E ho due uffici e molte collaborazioni. Dai, sono quasi freelance.

Però no, non è una missione. Manco fare il medico è una missione, manco fare il missionario è una missione (di solito il missionario è tale per rispondere a una sua esigenza interiore, non a esigenze altrui). Figuriamoci se è una missione la libera professione!

Però nemmeno fare il freelance perché non si trova lavoro, eh. Mi pare una risposta fallimentare. Se il lavoro non c’è, non c’è. Semmai, si può pensare di trovare condizioni migliori rispetto a quelle offerte dal mercato. E con “condizioni” non parlo certo solo di soldi. In tante imprese la gestione delle risorse umane è penosa, a partire dal fatto che vengano chiamare “risorse umane” (non mi rassegnerò mai a tanta barbarie linguistica).

Quindi la libera professione non è né un ripiego né una missione. È un talento. Bisogna sapersi organizzare —in media— più di chi è dipendente; accumulare competenze e gestirle con intelligenza; valorizzare le proprie soft skill; promuoversi senza fare solo quello; lavorare senza fare solo quello; fare le fatture (mi vengono i sudori freddi solo a pensarci). Ok, avete capito.

Trovaci un’immagine che rappresenta per te il freelancismo

Scommetto che con “immagine” la laica trimurti non pensa a una metafora. Ma a un’immagine nel senso di foto. Giusto? Uh: è difficile. Ci provo. Coglie solo un aspetto, ma mi pare basilare. Il multitasking. Le mille competenze. Fare tante cose assieme, ma farle bene. Ci provo: pronti? Eccola! :)

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Come ti immagini il Freelancecamp? O se hai già partecipato, come te lo immaginavi e cosa hai portato a casa?

Come mi immaginavo il Freelancecamp 2012? Boh. Non così. Ho letto il programma e mi sono iscritta, sulla fiducia. Non ero mai stata al Boca (i dalmati sono terribilmente snob con le spiagge romagnole). Pensavo a un evento informale, ma non così informale. Pensavo a un evento utile, ma non così utile. Speravo di conoscere delle persone speciali, ma non così speciali. Grazie, ve lo devo dire. E a chi ci sta pensando: abbandonate gli indugi e infilate le infradito ai piedi!

Qual è la tua Twitter bio? Ce la spieghi?

Oh, grazie dell’occasione per spiegarla. Il mio amatissimo amico Lorenzo si lamenta che è una bio snob. Ma non vorrei mai fosse così! Anzi, se avete suggerimenti…

“Chiedimi Dove vai? non Di dove sei?” La domanda Di dove sei? è terribile per chi ha identità molteplici. Che dovrei rispondere? Sono di Knin? Ma ci sono solo nata! Sono di Bologna? Ma non ci sono nata! Sono italiana? Ma sono anche croata! Sono croata? Ma sono nata iugoslava! E via dicendo…

Sono pantapassionale, solo per questo sembro intelligente. In realtà forse non sembro nemmeno intelligente. Però ho (quasi) tutte le passioni, e quindi finisco per non averne davvero nessuna. E vivo benissimo così, come avevo spiegato in questa “cover” di un post bellissimo di Gianluca.

Leggo la tielle in 4 lingue, ma scrivo per lo più in questa. Questo è solo per dire che seguo anche persone che scrivono in serbocroato, inglese e spagnolo. Quindi non si offendano i follower italiani che non seguo a mia volta: il rischio babele per me è dietro l’angolo! E la mia tielle non “tiene” più di 300 follower… Lo faccio per la mia sanità mentale, e seguendo le mie e solo mie regole di Twitter.

 

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