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Silvia Ferioli: Interior designer tra Milano e Amburgo

Scritto da Silvia Versari il 29 Novembre 2022
Silvia, architetta, ha un sogno da "cittadina europea": avere le stesse procedure fiscali in tutta Europa, per non sentirsi un pesce fuor d'acqua in entrambi i paesi in cui vive e lavora.

Chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile?

Sono architetta e Interior designer per professione e promotrice della lettura ai bambini per passione. Da 20 anni mi divido tra Milano e Amburgo, progettando interni in tutto il mondo.
Progetto da qualche anno spazi domestici per famiglie con bambini utilizzando una metodologia mutuata dalla progettazione partecipata. Da una decina d’anni conduco ad Amburgo un gruppo di lettura in italiano dedicato ai bimbi Italo-tedeschi.

Una cosa che in cui sei brava e una che vuoi migliorare nella tua gestione del cliente o del lavoro da freelance?

Ascolto, empatia, ricerca e sperimentazione fanno da sempre parte della mia indole e riesco a esprimerli soprattutto con i bambini. Faccio invece più fatica a gestire lo scontro, la crisi e le situazioni di insoddisfazione in cui viene manifestata una certa aggressività con gli adulti.

Quanto ti soddisfa il tuo lavoro per guadagno, bilanciamento tempo e lavoro, relazioni umane?

Questionario soddisfazione di Silvia Ferioli.
  • gli aspetti economici: 4 su 5.
  • la gestione dei tempi di vita e di lavoro: 4 su 5.
  • le relazioni umane: 4 su 5.

Il mio modo di propormi con i clienti o aspiranti tali è cambiato in meglio da quando Micaela Terzi mi ha guidato in un percorso di coaching e mi ha fatto capire il valore di quanto propongo e di come trasmetterlo. Da allora ho anche iniziato a costruirmi una rete di professionisti/consulenti che mi aiutino ad affrontare quei nodi così critici per me (per esempio ho trovato la commercialista e un’avvocata per i contratti adatte a me e alla mia indole).
Quindi, da un punto di vista economico, ho un obiettivo di guadagno fissato e gli strumenti giusti per arrivarci piano piano nel corso dei prossimi anni.

Per quanto riguarda la vita privata, il ritornare freelance dopo una parentesi da dipendente con contratto a tempo indeterminato si è rivelata la soluzione vincente per poter continuare a far da pendolare tra Italia e Germania e gestire in serenità una famiglia e un figlio, arrivato nel 2011.

Per quanto riguarda le relazioni umane, da quando ho affiancato al mio lavoro “storico “ di Interior designer anche quello di progettista di spazi per bambini e tengo letture e laboratori dedicati a loro, la mia serenità nelle relazioni umane in ambito di lavoro è decisamente migliorata.
Mi manca da risolvere solo l’aspetto di gestione del conflitto con qualche adulto un po’ aggressivo…

Coniuge e buoi dei paesi tuoi? Hai fatto esperienze all’estero di studio o di lavoro?

Da trent’anni ho un compagno (ora marito) tedesco e mi divido tra Germania e Italia.
Ho lavorato e collaborato con due grandi aziende di design italiano rinomate a livello internazionale e ho seguito (e seguo tutt’ora come consulente esterna) progetti in tutto il mondo.
Ho residenza e Partita Iva italiana ma per una parte di ogni mese sono ad Amburgo, dove risiede mio marito e dove mio figlio frequenta la scuola.
Il mio sogno di cittadina europea sarebbe quello di avere le stesse procedure fiscali in tutta Europa
e non dovermi sentire in entrambi i paesi un pesce fuor d’acqua con regolamenti, procedure
di fatturazione e modalità che non rispecchiano per nulla un panorama di lavoro in un unico territorio europeo. Poi, se si tiene conto che appartengo a una professione che fa capo ad un’Ordine Professionale, i freni burocratici sono ancora più stringenti.
Per fortuna ho una commercialista che mi supporta moltissimo.

C’è una differenza che ti ha colpito fra clienti o modi di lavorare?

Ogni cultura ha un modo di lavorare (oltre che di abitare) molto diverso.
Io mi trovo a mio agio con i clienti anglosassoni, olandesi e scandinavi perché lavorano per obiettivi e comunicano in modo diretto, lineare e per lo più rilassato. Ormai mi sento a casa a lavorare con i tedeschi, che sono generalmente molto produttivi e hanno procedure molto ben definite, anche se spesso vanno in tilt quando c’è una situazione che esce “dai loro binari” e non sanno gestire l’imprevisto. Spesso sono anche molto puntigliosi e si incaponiscono su alcuni aspetti e dettagli senza considerare la situazione generale, propendendo per la lamentela.
Poi mi capita di lavorare con gli expat italiani e sono una categoria tutta a sé.

Che tipo sei?

Risposta di Silvia Ferioli alla domanda che tipo sei.

Ho scelto Indiana Jones perché amo la ricerca e la sperimentazione.
Se c’è un argomento che mi colpisce e di cui non so nulla mi incaponisco e studio, cerco informazioni, provo e sperimento fino a quando non divento un’ esperta.
Sono anche molto perfezionista (croce e delizia del mio carattere).

Nel Freelancecamp International che vorrei c’è un talk che parla di…

Vivere da freelance a cavallo tra due stati nella Comunità Europea da un punto di vista fiscale.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

No, è la prima volta.
Ho letto un post di Micaela Terzi e sono molto interessata al suo talk riguardo alla possibilità di accedere a fondi europei come freelance, perché penso sia una pratica che mi possa servire per portare avanti un progetto che mi piacerebbe attuare nei prossimi anni.

Sei freelance? Scelta o obbligo?

Lavoro come freelance dal 1995, con un intermezzo tra il 2006 e il 2012 come dipendente a tempo indeterminato in cui sono stata costretta a chiudere Partita IVA a causa delle regole imposte dall’Ordine degli Architetti.
La prima esperienza da freelance è stata in qualche modo “obbligata” per poter collaborare in studi di progettazione e con la prima azienda.
La seconda esperienza, dal 2012 a oggi, è stata più una scelta di vita e mirata a un’attività mia, con una visione personale e molto forte. Sono molto contenta di aver fatto un’esperienza da dipendente, in cui mi sono trovata benissimo e che non avrei lasciato se non avessi avuto la necessità di ricongiungere la mia famiglia alla nascita di mio figlio.
È stato un processo e non tornerei affatto indietro.

Scegli una canzone e dedicala a unə freelancecampista (anche a qualcunə che non conosci ma che vorresti conoscere!).

Ho scelto “Filastrocca per grandi” degli Eugenio in via di Gioia perché rispecchia moltissimo il lavoro che sto facendo su di me e sulla mia professione in questi ultimi tre/quattro anni.
La dedico a Micaela Terzi, perché senza il suo essere così com’è e il suo mentoring non sarei arrivata a questo punto.

Trovi Silvia qui:

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