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Gente del Freelancecamp: Piero Tagliapietra

Scritto da Lara Lombardi il 17 Agosto 2021

Piero Tagliapietra è uno Strategist e un Project Manager specializzato in progetti di comunicazione. Nel suo intervento ci parlerà del viaggio come metafora dei progetti e perché questa interpretazione può aiutarci ad allargare lo sguardo.

In poche righe: chi sei, cosa fai, a chi puoi essere utile?

Mi chiamo Piero e adoro due materie: il Marketing (soprattutto lato comunicazione e digital) e il Project Management (lato Lean e Agile). Fortunatamente sono materie che hanno tanti punti di contatto e aree di sovrapposizione. Oggi lavoro soprattutto con le agenzie che vogliono migliorare il modo in cui gestiscono i progetti (e spesso significa mettere mano alla comunicazione interna) e con le imprese che vorrebbero comunicare qualcosa (e spesso significa mettere mano ai processi interni). Progetti e comunicazione sono strettamente collegati.

Posso essere utile a chi si chiede come sia possibile organizzare il lavoro, i team e i progetti in maniera diversa e a chi vorrebbe comunicare in maniera diversa e più efficiente.

Come è cambiata (in meglio) la tua vita negli ultimi due anni?

In questi anni è migliorato, più che il mio lavoro, il contesto in cui lavoro. Per una serie di fattori esterni infatti molti si sono resi conto che una buona gestione dei progetti non è più un elemento accessorio, ma è ciò che fa la differenza tra avere margini o meno e tra avere persone felici o che vanno via. È aumentata quindi naturalmente la richiesta di lavoro (cosa assolutamente positiva), che però ha avuto un impatto meno positivo su di me (devo dire che purtroppo ho fatto ghosting più spesso di quanto avrei voluto su amici e contatti).

Mi sono in ogni caso costretto a ritagliarmi sempre del tempo per studiare (tra le 20 e le 40 ore al mese) perché il rischio è quello di trovarsi esauriti (da un punto di vista di nuove competenze e idee). Altro aspetto positivo è la ricerca ogni giorno di “limare” 1 minuto dalle attività lavorative (che può voler dire cancellare 20 file inutili, rinominare 10 cartelle, disiscrivermi da 40 newsletter, ri-organizzare la scrivania ) e trovarmi ogni due mesi con un’ora di tempo in più.

Cosa vorresti vedere intorno a te per costruire davvero un better normal?

Ci sono due temi che mi appassionano per la costruzione di un better normal; il primo è ripensare, per alcune professioni, al concetto di lavoro e il secondo è come ridurre le divergenze.

Ripensare il concetto di lavoro significa smettere di considerare il lavoro un luogo e non un’attività o che basti dire “a casa” per avere smart worker (o in qualunque modo si voglia chiamare questa modalità). Significa invece ripensare le attività, come si misurano, come ci si organizza. La domanda che faccio più spesso (sia per lavorare in ufficio o da casa) è “perché”? Perché lavorare da casa? Perché lavorare in ufficio? Se non è chiaro cosa vogliamo ottenere o quali sono i problemi, tra un anno saremo ancora qui (a questo proposito, stavo pensando di aggiungere come job title “autore di domande banali”).

L’altro aspetto sono le divergenze che in qualche modo andranno ridotte. In generale, quando guardo team, imprese e persone vedo che non c’è una via di mezzo, ma ci sono i “picchi” d’eccellenza e i “flessi” di degrado. Per cui abbiamo imprese illuminate e situazioni di schiavismo, talenti oberati di lavoro e persone la cui employability rasenta lo zero. Per un better normal abbiamo bisogno di alzare un po’ alcune asticelle e non di trascinare verso il basso chi lavora bene (che a volte è visto come “fortunato”).

Hai già partecipato a un Freelancecamp; c’è un talk che ti ha insegnato qualcosa di utile e che vorresti consigliare?

Ne ho due. Il primo è di Marco Ziero “Lo smart working visto con gli occhi di un’agenzia” perché è un momento di riflessione sul lavoro (e si può vedere che le agenzie non sono il male, ma anche qui ci sono grandissime dicotomie).

L’altro è di Valentina Raimondi “Con quello non ci campi! Oltre i pregiudizi verso il lavoro dei sogni”. Perché Valentina è una collega/socia e poi perché è un bel racconto per chi ogni tanto ha dei dubbi sulle cose che sta facendo.

E infine: scegli una canzone che per te rappresenta il concetto di better normal

Scelgo “Psychosocial” degli Slipknot. Perché è una canzone che ascolto frequentemente a crossfit e senza un’ora di sport al giorno non posso essere better (a livello mentale più che fisico :D )

Grazie, e arrivederci a Punta Marina!

Trovi Piero a questi link

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