freelancecamp Punta Marina 2021

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Gente del Freelancecamp: Domitilla Ferrari

Scritto da Alessandra Farabegoli il 24 Agosto 2021
È una grande gioia per me annunciare che al Freelancecamp di Punta Marina verrà Domitilla Ferrari, portando freschissimo di stampa il suo libro “Il pessimo capo” (ed. Longanesi). Ora, voi potreste chiedervi cosa c'entra un libro sui capi in un evento di freelance: ma la ricerca di un modo migliore di lavorare coinvolge anche le organizzazioni e tutti i contesti in cui è necessaria una leadership intelligente, e noi freelance per primi abbiamo bisogno di relazionarci con organizzazioni e aziende migliori, o continueremo a lavorare in un inferno. Benvenuta quindi Domitilla, conosciamola meglio con questa intervista

In poche righe: chi sei, cosa fai, a chi puoi essere utile?

Dal 2012 insegno Comunicazione Digitale all’Università di Padova. Non ho mai preso la patente, ma so andare a remi. Credo che il mondo sia piccolo e le connessioni un dono, ma non metto in contatto le persone di mestiere, né faccio le PR. Per questo mi riesce bene mettere in contatto le persone e fare le PR.

Ho una newsletter, tl;rl in cui parlo delle questioni fondamentali della vita (quelle che mi fanno essere felice, capire meglio, essere più consapevole, triste o arrabbiata). E sì, poi parlo pure di marketing.

Come è cambiata (in meglio) la tua vita negli ultimi due anni?

Ho cambiato lavoro – di nuovo – in pieno lockdown. Colleghe e colleghi nuovi, presentandosi, mi raccontavano del lavoro che stavano facendo: non ho mai faticato tanto a conoscere ed entrare in contatto con persone nuove.

Il disagio con la pandemia era collettivo, non individuale. Una riunione dietro l’altra, senza interruzioni. Siamo andati avanti tutti così, per mesi, finché abbiamo capito che quello che avevamo da fare era un progetto, una lista di attività, un compito, e potevamo portarli avanti anche in orari diversi, con modalità diverse. Serviva finire un lavoro, non essere seduti in cucina con la webcam aperta dalle 9 alle 18. Serviva attivare meccanismi differenti: dare fiducia e responsabilizzare sui task da svolgere. Diventare tutti accountable. Smettere di pensare che la distanza fosse un ostacolo per ognuno a fare il proprio lavoro.

Che poi cosa non si riesce a fare a distanza? Io sono riuscita anche a innamorarmi.

Cosa vorresti fare, o cosa vorresti vedere intorno a te, per costruire davvero un better normal?

Spesso usiamo le parole inglesi un po’ così. Inventandocele, anche. Per esempio smart working che pare si usi solo in Italia. Uno pseudoanglicismo, visto che in inglese si direbbe remote working e, nel caso del lavoro durante il lockdown, al massimo working from home. Dovremmo parlare di agile working, un modo di lavorare più smart, ovvero: intelligente. Vogliamo dire che esiste un modo poco intelligente di lavorare? Possiamo dirlo tutti a ragion veduta. In base alle esperienze che abbiamo avuto, in tanti casi avremmo potuto lavorare meglio, con maggiore produttività e cura.

Non aver occupato una scrivania in ufficio per mesi ha fatto sparire la necessità di controllo a cui siamo sempre stati abituati? È sparito lo stereotipo di considerarci produttivi solo se seduti alla scrivania, quando poi le idee più creative ci arrivano davanti a una tazza di caffè? Alcune aziende hanno inserito nei propri regolamenti aziendali la possibilità di scegliere di lavorare da remoto. Ma tanto basta?

Perché parteciperai a questa edizione del Freelancecamp? Cosa ti aspetti? Cosa speri che accada?

Mi piace confrontare esperienze. Ognuno di noi, al di là di gestire o meno un team in ufficio, da remoto, come dipendente, o freelance, ha a che fare con tanti professionisti diversi. Siamo tutti clienti e siamo tutti datori di lavoro. E quindi, potenzialmente, pessimi clienti e pessimi capi.

Scegli una canzone che per te rappresenta il concetto di better normal

Arrivederci tristezza vale un po’ per tutto. Come pure il consiglio di dormirci su.

Grazie, e arrivederci a Punta Marina!

Trovi Domitilla a questi link:

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