In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.
Da piccola amavo studiare l’inglese, guardare la TV e giocare alla Playstation. Da grande traduco videogiochi e app, e sottotitolo serie TV, film e documentari dall’inglese all’italiano per agenzie e per clienti diretti come sviluppatori indie.
Hai una macchina del tempo e ti incontri al tuo primo anno da freelance. Cosa ti dici?
L’ansia di fallire resterà sempre, ma ti realizzerai nella professione che hai sempre sognato e ti sveglierai ogni giorno felice della tua scelta, anche quando lavorerai dalle 7 del mattino alle 21 di sera!
Come hai vissuto questo anno di lavoro e tutti i cambiamenti dovuti alla pandemia?
Non ho sofferto particolarmente il lavorare da casa (lo faccio già dal 2016, and I love it), né il non poter uscire. Il non poter viaggiare invece… Il lavoro mi ha aiutato a diversificare i pensieri, a non pensare per qualche ora al giorno alla tragedia in tutto il mondo: ogni progetto è diventato ancora di più un pezzettino del puzzle dei miei progetti futuri.
Cosa ti porterai dietro di questi cambiamenti anche quando torneremo a poter viaggiare e incontrarci?
Ho iniziato a essere più minimalista, soprattutto nella gestione della casa, ma anche nell’affrontare la vita. La pandemia mi ha dato una prospettiva diversa, e non credo di avere più posto (metaforicamente e letteralmente) per cose o persone che non mi danno pace interiore.
Hai già partecipato al Freelancecamp?
Sì.
C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile che ti è servito durante l’emergenza Coronavirus?
Letizia Palmisano – Felicemente (s)connessi
Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance. Perché hai scelto proprio questa?
Queen – “Don’t Stop Me Now”.
Secondo me, questa canzone ricorda molto l’entusiasmo e la carica che noi freelance riusciamo a provare per il nostro lavoro, per un progetto nuovo…