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Gente del Freelancecamp: Claudia Ricci

Scritto da Silvia Versari il 15 Febbraio 2021
Claudia è una traduttrice e interprete o, per dirla con parole sue, "costruisce ponti fra le persone", o trova chi può farlo, con l'agenzia di servizi linguistici che gestisce.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Costruisco ponti. Non quelli tra le sponde di un fiume, quelli tra le persone. Aiuto le persone e le aziende a comunicare attraverso le barriere linguistiche, trasponendo il loro messaggio in una lingua diversa, quella del loro interlocutore. Sì, ok, mi occupo di traduzione (scritta) e interpretazione (parlata) ma in ultima analisi costruisco ponti tra le persone. E quando non sono io la persona giusta per farlo, perché una delle lingue previste non rientra tra quelle di cui mi occupo personalmente, so dove trovare la persona più indicata. Vabbè, gestisco un’agenzia di servizi linguistici e trovo il professionista giusto per ogni richiesta.

Hai una macchina del tempo e ti incontri al tuo primo anno da freelance. Cosa ti dici?

Pianifica, programma, prendi nota di quello che hai in testa e sistematizzalo in modo da fare meno tattica e più strategia.

Come hai vissuto questo anno di lavoro e tutti i cambiamenti dovuti alla pandemia?

All’inizio mi sono impigrita, ma mi serviva anche un po’ di riposo, poi gli amici della rete di Calliope-Interpreters mi hanno stanata e quasi costretta a studiare studiare studiare fino a che non abbiamo sviscerato quasi tutte le piattaforme di interpretazione simultanea. Per quasi un mese mi sono dedicata a fare tantissima pratica come host su Zoom, diventando un’esperta di quella e altre piattaforme di interpretazione simultanea a distanza, a tal punto da essere stata reclutata per un progetto pilota del Parlamento Europeo attualmente in corso. Il mio sito giace ancora in fase di rifacimento, ma l’ho già pagato per quattro quinti, quindi forse a breve mi decido anche a mandare i testi all’agenzia.

Cosa ti porterai dietro di questi cambiamenti anche quando torneremo a poter viaggiare e incontrarci?

Ho imparato a rispettarmi, a prendere tempo per me senza sentirmi in colpa, ad accettare ritmi decisamente più lenti del (mio) solito, ad apprezzare le piccole ma grandi gioie della vita riconoscendo ogni giorno una #cosabella, ad afferrare le opportunità sapendo che potrebbe passare parecchio tempo prima che si ripresentino, ma anche che potrebbero non ripresentarsi più, ad apprezzare una passeggiata in campagna più di quasi ogni altra cosa e a riconoscere quanto sono fortunata ad avere tutto ciò che ho, tutte le persone che ho.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile che ti è servito durante l’emergenza Coronavirus?

I conti della (libera) serva, scoperto tardivamente a settembre 2020 e visto on-line, un fondamentale che tutti dovrebbero conoscere.

Sei già nel Freelancecamp Club?

Come è stata finora la tua esperienza del Freelancecamp Club? Cosa ti aspetti, cosa vorresti?

Una bella occasione per vedersi imparando, ritrovando volti noti e conoscendone di nuovi.
Gli argomenti non erano sempre attinenti al mio settore o applicabili in pratica, ma è stato comunque bello esserci. Mi piacerebbe avere sessioni più pratiche su cosa mettere in un preventivo, come si fa cold calling, come costruire la presenza on-line, come gestire il proprio calendario, come essere GDPR-compliant, ecc. Pratico, però.
Ma non so se è possibile, visto che sono rappresentati tanti settori diversi.

Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance. Perché hai scelto proprio questa?

“Ricominciamo” di Adriano Pappalardo. Perché vorrei poter davvero ricominciare la mia vita professionale, dopo aver imparato così tante cose su di me in questo anno sabbatico forzato.


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