freelancecamp Marina Romea 2019

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OBIN Lab sostiene il Freelancecamp: intervista a Tiziano Barizza

Scritto da Alessandra il 26 Aprile 2019
Bentornato Tiziano, che già al Freelancecamp Roma 2018 aveva supportato il Freelancecamp, coinvolgendoci anche in un'indagine su come usiamo gli strumenti digitali per lavorare in modo efficiente e organizzato; quest'anno il suo obiettivo è di fare rete, quindi andiamo a conoscerlo

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Faccio il consulente di innovazione tecnologica e digitale attraverso il mio progetto OBIN Lab. Il piatto quotidiano si riempie di soluzioni informatiche e di tecnologia. Ciò che non manca è il digitale, ma molto spesso l’antipasto è fatto di abbondante “analogico”. Perché al digitale molte aziende e molte persone ci stanno arrivando piano piano. Aiuto professionisti e aziende a entrare di più e meglio nelle soluzioni digitali per la gestione della propria attività quotidiana e del proprio business.
Faccio analisi e proposte per facilitare le scelte e per adottare la soluzione informatica e applicativa più appropriata alle esigenze. In sostanza aiuto a semplificare il lavoro quotidiano e a renderlo più smart!
Mi appassiona e approfondisco l’intelligenza artificiale e tutto il mondo che ruota attorno alle tecnologie di frontiera.

Qual è stato il giorno più bello della tua vita da freelance? E perché?

Lavoro come freelance da circa due anni, dopo trent’anni passati da dipendente. In questo tempo ho conosciuto molte persone e molte realtà, sempre diverse.
Ogni giorno incroci una sfida verso te stesso e verso gli altri. I giorni belli sono proprio quelli delle sfide!

Ma il momento più bello è stato quando è iniziata la collaborazione con due ex colleghe passate anche loro al mondo dei freelance, su fronti complementari, con scambi e iniziative progettate insieme al loro “PianoBis”.

Quest’anno al Freelancecamp ci saranno momenti dedicati espressamente a conoscerci meglio; chi vorresti incontrare?

Più che chi vorrei incontrare direi che mi piacerebbe avere vere occasioni di scambio. Lo scorso anno a Roma c’è stato poco tempo da dedicare al vero scambio di esperienze con le persone. Mi piacerebbe incontrare persone con tanta sete di digitale e di organizzazione, alla ricerca di nuove frontiere per lavorare meglio.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì! [Qui trovi la sua intervista del 2018].

E noi siamo proprio felici di rivederti! In questi anni come è cambiato il tuo modo di lavorare?

Il primo anno serve a capire dove sei e con chi hai a che fare.
Il secondo a provare a vedere se riesci a parlare e farti capire da quelli che vorresti raggiungere. Il secondo anno è stato pieno di tarature e cambiamenti, nuove proposte, nuovi contenuti e nuove modalità di lavoro.
Tra un po’ comincerà il terzo e… sarà l’anno della svolta. Me lo sento!

Anche in questa edizione, come già a Roma l’anno scorso, hai scelto di sostenere il Freelancecamp come sponsor: perché pensi sia importante, anche da parte di chi non è una grande azienda?

Il fatto di non essere una grande azienda effettivamente ti fa pensare 2-3-4-5 volte se fare da sponsor! Credo però che l’iniziativa del Freelancecamp lo meriti!
Il mondo dei freelance ha bisogno di chi crede in loro (noi!) e di chi può portare loro, o pensa di poter portare loro, anche delle soluzioni, delle proposte e delle iniziative che possano migliorare la gestione quotidiana di questa professione stimolante ma anche così complicata.

C’è una persona che hai conosciuto al Freelancecamp e ora è presenza stabile nella tua vita o nel tuo lavoro?

Dato che ho partecipato per la prima volta alla sessione di Roma di solo 6 mesi fa direi che devo lavorare ancora sulle relazioni, proprio nel camp di Marina Romea!
Se c’è una persona che è entrata in modo consistente nella mia attività e nei momenti di confronto questa è la grande Miriam Bertoli, a cui devo molte delle scelte di percorso nei bivi critici.

Quanti dei tuoi clienti sono freelance? Hanno dei problemi tutti loro, rispetto ad esempio alle PMI?

Clienti freelance: pochi. 
Effettivamente, nella maggior parte dei casi, un freelance ha una gestione tutta “sua”. Svolgono attività spesso molto diverse da quelle tipiche delle PMI, per ambito, modalità di lavoro, rapporto con la clientela, etc.
Alcune cose però sono comuni: la poca attenzione agli strumenti informatici e digitali che usano, un rifiuto ancestrale a preoccuparsi delle problematiche di sicurezza, poca propensione all’ottimizzazione dei processi del proprio lavoro!

Qual è lo speech del Freelancecamp che ti ha insegnato/colpito/cambiato di più? 

Beh, devo dire che ce ne sono due che hanno lasciato il segno: le “Slide Queen” per i loro consigli semplici ma di una efficacia spaventosa sulla realizzazione delle slides (che ho usato molto anche dopo):

E Chiara Manfrinato per il suo approccio e cambiamento di stile che tutti quelli che hanno l’ufficio a casa dovrebbero portarsi come mantra, donne o uomini che siano!

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