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Verso il #freelancecamp:
Mattia Sullini

Scritto da Alessandra il 18 Aprile 2014
Mattia porta al Freelancecamp uno speech sul tema "freelance e coworking, cacio e maccheroni"; online lo si trova su www.comboproject.com, su Twitter è @MattiaSullini

Molti pensano che fare i freelance sia un ripiego, magari perché non si trova lavoro, altri che sia una missione. Tu come ti poni?

Credo che entrambe le posizioni mostrino che ancora non esiste il concetto di freelance.

I freelance sono totalmente invisibili e purtroppo spesso la colpa è nostra. Ci troviamo in una fase di riconfigurazione radicale del modo in cui il lavoro viene eseguito, particolarmente nel caso delle professioni creative ed intellettuali. Le ragioni sono molte e variano dalla radicale riduzione dell’investimento necessario per svolgere efficacemente la propria professione, alla nascita di molte nuove professioni legate alla massiccia avanzata dell’economia digitali e dei servizi necessari a sostenerla, alla crisi che oggettivamente ha reso insostenibili strutture complesse con competenze integralmente internalizzate.

Purtroppo la rapidità di questo cambiamento non ha avuto un mutamento altrettanto rapido nei percorsi formativi; a dire il vero in realtà questo processo ancora non è iniziato. Le università continuano a sfornare tecnici dotati magari di eccellenti competenze ma senza nessuna formazione rispetto al loro esercizio in ambiti diversi dal lavoro dipendente o delle tradizionali professioni liberali, e devono conquistarselo sul campo a prezzo di errori ed inefficienze di cui si paga il prezzo per lungo tempo.

È questo infatti ciò che differenzia un freelance da una persona che semplicemente lavora da sola: la professionalità e la coscienza della necessità di sviluppare l’intero arsenale di softskills indispensabili agire autonomamente sul mercato. Non manca solo l’ autocoscienza, manca anche quasi completamente l’attenzione accademica, che è peraltro prodromica a quella politica.

I corpi intermedi cominciano ad affacciarsi al mondo del lavoro autonomo ma lo fanno sulla base di aspettative spesso mal tarate quando non addirittura falsate da ottiche parziali. Lo dimostra il fatto che spesso tutto il tema del lavoro autonomo venga ricondotto talvolta all’anomalia delle false partite iva, talaltra frainteso per una forma di impresa con alto rischio di evasione fiscale. Per questa ragione, paradossalmente, il lavoro autonomo non solo non viene sostenuto, ma viene addirittura penalizzato perchè possa essere riassorbito in forme più consuete come il lavoro dipendente.

Eppure gli autonomi sono tanti, con trend di crescita notevoli in tutta europa, negli Stati Uniti e non solo. Per concludere, ritengo che il freelancing sia una forma di lavoro con una sua propria specifica natura e collocazione: siamo autoimprenditori leggeri e mobili, portatori di competenze e capacità avanzate, con alta capacità di interazione mutua e verso terzi ed altissima adattabilità.

Siamo in sostanza la tipologia di lavoratori meglio attrezzata per affrontare senza subirli i mutamenti in corso.

Trovaci un’immagine che rappresenta per te il freelancismo

deskmag-coworking-2941

Come ti immagini il freelance camp?

Me lo immagino come un’occasione dove si dicano cose importanti senza prosopopea, senza debiti intellettuali, senza ideologie. Me lo immagino come un momento per scoprirsi simili e per cominciare finalmente a capire che autonomo e libero non vuol dire isolato ed individualista. E dove divertirsi, ovviamente.

Qual è la tua Twitter bio? ce la spieghi?

mattia sullini su twitter

“I grandi cambiamenti sono fatti di piccole rivoluzioni #coworking #fablab # autoproduzione # #opendesign #sharingeconomy #community #trust”
Le piccole rivoluzioni sono quelle che ciascuno di noi può affrontare nella propria vita quotidiana e che devono partire dalla cognizione del fatto che tutti siamo inseriti un un sistema che possiamo influenzare con le nostre azioni.

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