freelancecamp Marina Romea 2019
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Verso il #Freelancecamp Marina Romea: Cristiano Callegari

Scritto da Silvia il 22 Aprile 2019
Cristiano è un copywriter, ma anche un orticultore, un agitatore culturale e un divulgatore musicale con un bel progetto dal nome Perepepé.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Mi chiamo Cristiano Callegari, sono coetaneo del più famoso disco dei Beatles. Ma lui li porta meglio.
Scrivo, sono un copy. Penso e scrivo contenuti: social, naming, blog, racconti, newsletter, lettere d’amore, canzoni, necrologi. La qualunque. Alla fine sono tutte e solo storie: che hanno un obiettivo (intortare, cliccare, vendere, commuovere, sedurre) e lo raggiungono con le idee e le parole. Sono un copy, ma sono anche un agitatore culturale e un divulgatore musicale.

Qual è stato il giorno più bello della tua vita da freelance? E perché?

Il primo che ho trascorso a lavorare a casa. Sapendo che il mattino ha l’oro in bocca (e che deve portare le figlie a scuola), il copy-gazzella di provincia inizia a correre con due ore buone di vantaggio sui ritmi più blandi dei grandi felini della savana milanese. Così quando gli account, i creative director, i social chief e i social chef delle aziende clienti o delle agenzie, sbadigliando, arrivano in ufficio e aprono la mail… prima ancora di poter allungare i loro artigli felini sulla mia preziosa giornata, si trovano le mie mail a cui rispondere. Tipicamente quando loro bevono il primo caffè, io esco sul balcone a raccogliere l’insalata. O i pomodori, dipende dal clima, qui nella savana.

Quest’anno al Freelancecamp ci saranno momenti dedicati espressamente a conoscerci meglio; chi vorresti incontrare?

Il munifico mega direttore della multinazionale illuminata che è così illuminata che lui viene al camp sotto falso nome per fare la campagna acquisti. Una specie di Massimo Moratti, tutto cuore e milioni da sperperare, che adora trattarsi bene. Lo intorto, lo seduco, lo conquisto. E e lui mi fa un contratto a vita per scrivergli le newsletter, coltivargli l’insalata e fargli da baby sitter musicale alla prole (3-12 anni). Contratto a vita, ma parliamoci chiaro: nessuna esclusiva e ritmi miei. Il trionfo e la negazione del freelancing. Praticamente la botte piena e la moglie ubriaca.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì! [Un anno anche con i capelli fuxia! N.d.r.].

E noi siamo proprio felici di rivederti! In questi anni come è cambiato il tuo modo di lavorare? Hai migliorato la gestione di tempo/soldi/clienti?

Ho preso coscienza del fatto che siamo in tanti e al camp ci raccontiamo come in diversi modi affrontiamo gli stessi problemi.
Detto così sembra l’embrione di una coscienza sindacale, e a suo modo lo è. Però col Mojito.

C’è una persona che hai conosciuto al Freelancecamp e ora è presenza stabile nella tua vita o nel tuo lavoro?

Non esattamente e non una sola. Ci sono persone che amo ritrovare lì e con cui condivido l’esperienza. Con alcune di loro sono nate relazioni di lavoro e di amicizia importanti. Ma per definizione, in questo lavoro non sono monogamo. Quindi benvengano nuove relazioni.

Qual è l’intervento del Freelancecamp che ti ha insegnato/colpito/cambiato di più? Perché pensi che chi non l’ha visto dovrebbe proprio vederlo?

Cavoli, non mi aspettavo una domanda così puntuale proprio alla fine. È la fine sì? Devo andare a far la spesa al mercato…

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