freelancecamp Freelancecamp 2014

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Verso il #freelancecamp:
Mariela De Marchi Moyano

Scritto da Alessandra il 22 maggio 2014

[Vulcanica esploratrice di identità, dispensatrice di saggezza nei momenti di sconforto altrui, traduttrice e traghettatrice di significati, questa è Mariela De Marchi. Arriva al Freelancecamp per la prima volta, online è www.marielademarchi.it, su Twitter @marielademarchi ma anche @_exploradora_]

Molti pensano che fare i freelance sia un ripiego, magari perché non si trova lavoro, altri che sia una missione. Tu come ti poni?

Per me è stata una scelta molto precisa, quasi 11 anni fa: avevo già un lavoro e l’ho lasciato perché non tolleravo, tra le altre cose, un cliente che continuava a chiamarmi “cara” con voce melliflua. Fondamentalmente non mi andava giù il non poter decidere con chi e come lavorare, vedevo tanto spreco di tempo e di risorse, e da dipendente non avevo molta libertà di movimento in quel contesto. Ho deciso che avrei costruito qualcosa di mio, basandomi sulle mie competenze e cercando di essere realmente utile agli altri.

Trovaci un’immagine che rappresenta per te il freelancismo

spazio aperto per il pensiero

Per me il freelancismo è sinonimo di spazio aperto per il pensiero.

Come ti immagini il freelance camp?

Mi immagino il freelancecamp come una festa della condivisione, non solo di conoscenza: un arricchimento in mille dimensioni.

Qual è la tua Twitter bio? ce la spieghi?

Mariela De Marchi su Twitter

Fino a un mese fa nella mia bio c’era scritto che cosa avevo fatto (traduzione, SEO multilingue, social media) limitandomi alle cose più chiaramente comprensibili. Mancava completamente il motore che mi spinge a crescere, aspetto fondamentale per me – il percorso è importante quanto la direzione che scegliamo.

Ora la bio racconta una metamorfosi in atto: ho deciso di usare ciò che ho fatto e che so fare come strumento per raggiungere gli altri e aiutarli a crescere. In passato l’ho fatto nella comunicazione, ma negli ultimi anni mi sono ritrovata a farlo sempre più spesso nel sociale, nella formazione e in una sorta di coaching/counseling molto legato alle possibilità che offre il pensiero di esplorare il mondo e andare oltre i nostri limiti. Non solo con le persone, anche con aziende e istituzioni. In più ho compreso che questo tipo di attività mi dà un senso di finalità condivisa con i destinatari. Meglio di così!

Nella bio parlo anche di Exploradora, il progetto che mi dà le ali :-)

La bio è in inglese per raggiungere un maggiore numero di persone, perché lavoro anche con l’estero e perché la mia identità multiculturale è sempre viva.

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