freelancecamp Roma 2020

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Gente del Freelancecamp: Luisa Carrada

Scritto da Agnese Iannone il 13 Ottobre 2020
Racchiudere Luisa in poche righe è una missione impossibile. Lei si definisce una Language Designer, una professionista che aiuta i suoi clienti a risolvere i problemi attraverso le parole giuste. Al Freelancecamp di Roma porta un talk corale tutto al femminile.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Sono una copywriter e una docente di scrittura, ma al fondo sono soprattutto un’editor, cioè una che adora mettere le mani nei testi altrui per sistemarli e farli andare incontro a chi leggerà nelle migliori condizioni possibili. Quindi di solito sono utile a chi ha problemi che le parole possono risolvere. Siccome sono in pista da un bel po’, di problemi ne ho visti e risolti tanti, da acquietare clienti imbestialiti a insegnare come scrivere libri scolastici chiari e interessanti.

Che conseguenze ha avuto e sta avendo l’emergenza Covid-19 sul tuo lavoro? 

Per fortuna non ho avuto cali di lavoro. Lo scombussolamento ha avuto anzi effetti positivi su di me, perché mi ha tirato via dai binari consueti e costretta a imparare molte cose nuove. D’altronde sono una che dà il meglio di sé nei momenti difficili. Quando tutto va bene, mi addormento e mi adagio con grande facilità.

Hai cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare dopo l’esperienza del lockdown?

Io sono un animale d’aula e siccome l’insegnamento online al fondo non mi piace, progetto e preparo con ancora maggiore cura, in maniera un po’ maniacale direi, per sentirmi più tranquilla.

Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance.

Coraggio di Jovanotti. L’ascolto sempre quando sono giù di corda, quando il contesto e il mercato mi sembrano “un posto selvaggio”.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

Farai anche un talk, di cosa ci parli?

Raccontiamo, intanto, cosa ha spinto me, Marzia Bianchi, Roberta Buzzacchino e Maria Cristina Lavazza a cominciare Designer in gioco: desiderio di guardare al nostro lavoro da un’altra prospettiva, voglia di fare qualcosa di concreto insieme perché ci conoscevamo da tanto tempo, ma non avevamo mai fatto nulla al di fuori di cose conviviali e quindi eravamo molto curiose di vedere come avremmo interagito. All’inizio ci siamo soprattutto divertite a farlo in una maniera totalmente spensierata e giocosa, ma poi quando è arrivato il lockdown, ci ha dato veramente una ragione per impegnarci e dare un senso a quella chiusura facendo qualcosa di bello. Parleremo soprattutto degli aspetti, diciamo così, di processo, di condivisione, delle emozioni e di come il progetto sia solo all’inizio!

Oltre alle novità di quest’anno (Networking Corner, Membership, Freelancecamping, Zoomclub), c’è qualcosa che potremmo fare per la community?

Fate già un sacco di cose che è difficile starvi dietro!

C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile?

Quello di Augusto Pirovano sui preventivi. Va visto, oltre che per l’utilità, perché mostra come si può fare una presentazione brillante anche su un tema apparentemente pedante.

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