freelancecamp Roma 2020

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Gente del Freelencecamp: Letizia Palmisano

Scritto da Tamara Viola il 12 Ottobre 2020
Letizia ha per l'ambiente una grande passione che è riuscita a trasformare nella sua attività. Quest'anno fa parte del team organizzativo del Freelancecamp Roma.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Sono giornalista ambientale e social media manager da 12 anni. Mi occupo di comunicazione, formazione e sviluppo di strategie di comunicazione web e una buona parte dei progetti è legato alla Green Economy. Sono poi docente, in tali campi, in corsi e master. Collaboro come giornalista freelance con varie testate.

Che conseguenze ha avuto e sta avendo l’emergenza Covid-19 sul tuo lavoro?

Da fine gennaio avevo programmato di cambiare vita ma non pensavo così tanto! A causa del Covid metà degli eventi sono stati cancellati o diventati virtuali: questo è un esempio di cambiamento. Dopo i primi giorni di panico e silenzio, le aziende rimaste aperte si sono riorganizzate con enormi sforzi e il da farsi è praticamente raddoppiato. Con la Fase 3 la situazione si è normalizzata, fortunatamente. Cerco sempre di trarre qualcosa di positivo da ogni situazione: ad esempio quest’estate (visto che gli eventi “sopravvissuti” erano tutti online) mi sono potuta trasferire 6 settimane in Calabria. Lavorare dall’alba a metà pomeriggio e poi andare al mare alle 17:30, un sogno!

Hai cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare dopo l’esperienza del lockdown?

Non ci sono stati dei cambiamenti netti ma sicuramente ho collaborato di più a distanza e ho smesso di chiedermi troppo spesso cosa accadrà domani. Mai come in questo momento non possiamo saperlo per davvero. Sono per natura una che pensa positivo. Ho rinunciato ad alcuni viaggi di lavoro, questo sì (e a volte quindi a dei lavori) non tanto per il Covid quanto per quel ritorno a una routine che cerco di tenermi stretta.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

Quest’anno sei anche nel team dell’organizzazione locale del Freelancecamp, che effetto ti fa passare dall’altra parte?

Ho sempre vissuto il Freelancecamp come un evento collettivo e una forma di collaborazione tra freelance e aspiranti tali. Poter dare, nel mio piccolo, un contributo organizzativo è per me davvero un grande piacere. Mi sembra il minimo per ricambiare tutto quello che ho ricevuto in questi anni.

Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance.

Qual è la frase “antipatica” più frequente che un freelance si sente ripetere? “È urgente”, “Servirebbe per ieri” e altre amenità di questo tipo. Allora è evidente che per stare dietro alle tante richieste dobbiamo un po’ tutti essere “kings of the impossible” ovvero Flash!

Oltre alle novità di quest’anno (Networking Corner, Membership, Freelancecamping, Zoomclub), c’è qualcosa che potremmo fare per la community?

Più di così? Cercare di capire perché il cellulare non fa il caffè!

Farai anche un talk, di cosa ci parli?

Davanti a un potenziale cliente spesso non si sa da cosa partire a chiarire, a chiedere, specie di fronte a richieste “fuori standard” (scambi visibilità, low budget, con orari infiniti). Spesso si rimane vaghi finché non si raggiunge un accordo, che però rischia di diventare un pessimo rapporto di lavoro. Ci sono delle frasi e dei concetti che dobbiamo ripetere a noi, ma anche ai clienti (a voce… o in altri modi che scopriremo assieme!) per far sì che alcuni elementi fondamentali siano davvero chiari per lavorare al meglio tutti!
Ci sono poi degli atteggiamenti che cerco di (non) tenere perché so che favoriscono o meno una certa reazione.
Insomma ho messo insieme un po’ di esempi di vita vissuta. Nel mio caso, di massima, hanno funzionato. Why not for others?

C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile?

Già aver lavorato quest’estate a pochi passi dal mare mi è sembrata una rivoluzione. Mentre ero lì ho pensato di essere stata, nel mio piccolo, una nomad worker. E ve lo dico: è stato bellissimo! Unica nota stonata: molte persone continuavano a chiedermi come andasse in vacanza! Ma come? Se lavoravo 11 ore al giorno…

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