freelancecamp Lecce 2018

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Verso il #Freelancecamp Lecce: Gianluca Diegoli

Scritto da Silvia il 14 giugno 2018
Continuiamo le interviste ai fondatori del Freelancecamp. Dopo Alessandra, intervistiamo Gianluca Diegoli - esempio di freelance atipico - che ogni anno porta al Freelancecamp la sua esperienza per far vedere che ci sono molti modi di essere "liberi"

Gianluca, racconta un po’ a chi non ti conosce che lavoro fai.

Ho sempre lavorato nell’ambito del marketing (digitale perlopiù, ma non solo), in ruoli manageriali in azienda, e continuo a farlo anche adesso, anche se con modalità un po’ diverse. In pratica disegno strategie, cioè metto in fila obiettivi, modello di business, target, strumenti, budget, vendite online e messaggi per rendere più profittevoli e competitive le aziende (e gli enti) nella trasformazione digitale dei loro mercati.

A parte questo, mi è sempre piaciuto mettere le mani in pasta nelle cose: per questo ho iniziato a bloggare nel 2003 su minimarketing.it, ho scritto 91 discutibili Tesi per un marketing diverso in ebook nel 2008 e sono un early adopter di ogni cosa nuova spunta in questo mondo bizzarro del circo digitale (sì, pure di Snapchat).

Ho scritto un po’ di libri su ecommerce, social, digital marketing, mobile; insegno digital marketing all’Università IULM in una laurea economica specialistica e in un paio di master, oltre che per ISTUD e corsi in-house in azienda.

Nel 2012 abbiamo pensato il programma di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli, che pian piano si è trasformato tra le altre cose in una vibrante community e un’occasione di networking lavorativo molto efficace. Nello stesso anno insieme a Miriam Bertoli abbiamo fondato il Freelancecamp, che poi è stato preso a cuore da Alessandra (con molto amore).

Lavori da freelance?

Non mi definisco un freelance (ho perfino un po’ di resistenza sul termine stesso) anche se ho la partita IVA dal 2011. Sono più che altro un dipendente part-time per più aziende :), in quanto tendo a lavorare continuativamente per uno stesso cliente per un tempo medio-lungo: abbastanza per lasciare un segno, non troppo per annoiarmi.

Lavorare da freelance è stato (ed è) un obbligo o una scelta?

Né un obbligo né una scelta “di campo” o ideologica. Non escludo di tornare a fare il manager in azienda (adoro le macchinette del caffè e il gossip aziendale!), o creare un team mio in futuro. È stato un modo per gestire al meglio quello che so fare, indipendentemente da dove lo faccio.

Da 1 a 10, quanto ti soddisfa il tuo lavoro per quel che riguarda:

Aspetti economici: 10
Gestione dei tempi di vita e di lavoro: 7
Relazioni umane: 8.

Come ti vedi fra 5 anni? E fra 20?

Fra 5 anni: non lo so. Sono fluido e mi piace così.

Fra 20 anni ne avrò circa 70, scriverò post nostalgici sul fatto che la Rete non sia più quella di una volta, avrò scritto qualche libro di racconti, stando su di un’isola dalmata.

Perché vieni al Freelancecamp Lecce?

Per senso di restituzione: perché vorrei passare qualcosa della mia esperienza “diversa”, per far capire che ci sono molti modi di essere “liberi”, e ovviamente insegnare come farsi pagare :)

E ora, giochiamo un po’.

  • Che libro non può mancare nella biblioteca dei freelance?
    Boh, che ne so io dei freelance? Però quelli sul business design e sul lavorare con canvas e post-it per workshop collaborativi li consiglio caldamente. Per esempio questo.
  • Quando viaggi per lavoro, cosa non può mancare nel tuo bagaglio a mano?
    L’amuchina gel, perché non si sa mai :)
  • Quale app vorresti cancellare dal tuo smartphone? Perché privarsi di cose meravigliose?

Foto Damiano Tescaro.

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