freelancecamp Roma 2020

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Gente del Freelancecamp: Francesca Ferrara

Scritto da Tamara Viola il 5 Ottobre 2020
Francesca non è semplicemente una giornalista: sfrutta al meglio gli strumenti digitali per creare ponti fra le notizie e le persone.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Sono una giornalista-comunicatrice multimediale: una newsmaker di rete e posso essere utile a chi vuole capirne di più di giornalismo e comunicazione crossmediale e multimediale.

Che conseguenze ha avuto e sta avendo l’emergenza Covid-19 sul tuo lavoro?

Pesanti. Sono stati annullati gli eventi e non si sono concretizzate le attività di ufficio stampa.

C’è qualcosa che hai cambiato nel tuo modo di lavorare dopo l’esperienza del lockdown?

Sì, prima di mettermi al pc faccio attività fisica. Cerco di dormire più ore possibili, ho scoperto la meditazione.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

Oltre alle novità di quest’anno (Networking Corner, Membership, Freelancecamping, Zoomclub), c’è qualcosa che potremmo fare per la community?

Si potrebbe pensare a dei meetup-regionali due volte l’anno: uno ogni sei mesi.

C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile? Dicci qual è, meglio ancora se lo cerchi sul sito o canale YouTube del Freelancecamp e ci mandi il link. Perché pensi che chi non l’ha visto dovrebbe proprio vederlo?

Il talk di Filomena Pucci “Quello che ti piace fare è ciò che sai fare meglio” (edizione 2019 – Roma) perché è un talk-manifesto in cui la maggior parte di noi si può rispecchiare e quello di Miriam Bertoli, “Come nasce un progetto di content marketing per freelance” , perché propone un esempio pratico di vita reale, di pensiero strategico da poter applicare tra content marketing e social media marketing.

Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance. Perché hai scelto proprio questa? 

MIdge Ure – Breathe. Perché credo che nelle parole si possano rispecchiare e rivedere un poco tutti: respiriamo con ansia e affanno da marzo dentro le mascherine fuori dalle mascherine, dentro l’anima in pena che non sa come trovare una soluzione per le sue (legittime) agitazioni esistenziali sia personali che collettive grazie alla pandemia da Covid -19.

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