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Fisco per freelance

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Fisco per freelance: cosa abbiamo imparato dal Bonus

Scritto da Silvia Versari il 3 Agosto 2021
Dal Freelancecamp online 2021, Chiara Montesi parla di fisco per freelance: differenze fra liberi professionisti e artigiani/commercianti, fra tasse e contributi. In più, alcune cose utili imparate in quest’anno: l’utilità dello Spid per comunicare con le PA, dell’Isee per richiedere le agevolazioni, le novità per i forfettari come lo sconto in fattura per le ristrutturazioni.

Chiara Montesi si occupa di amministrazione e fisco, affiancando professionisti e imprese nell’affrontare la burocrazia e a percepire lo Stato non più come un nemico, ma almeno come un interlocutore da non temere. Ecco la trascrizione del tuo talk del Freelancecamp online 2021, qui il video dell’intervento.

Il bonus e il codice ateco

La presentazione di oggi parte da quel 1° aprile 2020, in cui il famoso “Bonus 600 euro” già alla seconda schermata ha costretto molti di noi a capire come ci considera il Fisco.

Bonus, Contributi e Ristori hanno reso evidente che per lo Stato non siamo solo PARTITE IVA, ma a definirci è il CODICE ATECO, ovvero il codice attività con cui ogni Partita Iva è registrata all’Agenzia delle Entrate e, per alcuni, in Camera di Commercio.

È il CODICE ATECO che ci divide in:

  • Professionisti, che forniscono servizi
  • Artigiani e commercianti, che producono e scambiano merci.

La differenza fondamentale, perché tocca direttamente le tasche, sono i contributi Inps.

Differenze fra artigiani e professionisti

Artigiani/Commercianti pagano una parte di contributi detti “fissi”, in 4 rate trimestrali, per poi fare il conguaglio in dichiarazione. Il libero professionista, invece paga i contributi alla Gestione Separata, solo sul guadagno al netto delle spese. I contributi vengono calcolati insieme alle tasse nella dichiarazione dei redditi e pagati con le stesse scadenze (giugno/luglio e novembre).

Un’altra differenza è data da quella visura camerale che in banca si ostinano a chiedere a qualsiasi soggetto Iva, mentre è propria di Artigiani/Commercianti, proprio perché iscritti alla Camera di Commercio.
Il professionista invece si iscrive solo all’Agenzia delle Entrate e non ha altro che il certificato di attribuzione della Partita Iva.

Viceversa le fantomatiche CU, le Certificazioni Uniche, vengono ricevute solo dai professionisti, mandate dai clienti che hanno erogato loro dei compensi. Artigiani/Commercianti non ricevono nessuna CU.

In questo ultimo anno, in particolare, noi liberi professionisti abbiamo definitivamente dovuto capire di non essere “imprese”.

Quindi, per ricapitolare:

Artigiani

  • Pagano i contributi in 4 rate trimestrali fisse, con conguaglio in dichiarazione.
  • Sono iscritti alla Camera di Commercio.
  • Hanno una visura camerale.
  • Hanno accesso alle agevolazioni per le imprese.

Professionisti

  • Pagano i contributi solo in dichiarazione, sul reddito percetipo (INPS Gestione Separata).
  • Pagano i contributi alla Cassa dell’Ordine.
  • Sono iscritti solo all’Agenzia delle Entrate.
  • Ricevono le Certificazioni Uniche (CU) dai clienti.

Esempio personale e doloroso

Una professionista come me, che ha avuto una perdita fra il 2019 e il 2020 minore del 33% (ma sempre perdita, eh), ha ricevuto solo i primi due Bonus. Mentre un mio cliente, elettricista quindi artigiano, che ha aperto Partita Iva all’inizio del 2020, ha avuto accesso anche al Bonus di maggio e al contributo che le Camere di Commercio hanno distribuito attraverso i Comuni (almeno in Emilia-Romagna) negli ultimi mesi.
Molti contributi, sia regionali che statali, ma anche comunitari, anche prima del Covid, sono riconosciuti solamente alle imprese. Tagliando fuori i professionisti.

Il freelance in regime forfettario: facciamo chiarezza!

Ora passiamo dal tutto al particolare e restringendo il campo ai forfettari, un’altra categoria dalle idee spesso confuse. Ho raccolto qui alcune delle affermazioni più frequenti di un CONTRIBUENTE FORFETTARIO.

Lo stesso Codice Ateco che decide se siamo impresa o professionista, decide anche il coefficiente di redditività se siamo forfettari.

Ovvero: del perché non è vero che “sono forfettaio, quindi non scarico nulla”

È il coefficiente di redditività che stabilisce che, su quel totale massimo di ricavi/compensi di € 65.000, una percentuale “forfettaria” verrà riconosciuta come ricavi e il rimanente come costi, che questi siano stati sostenuti o meno.

Questa percentuale di ricavi varia dal 40% per le attività di commercio al, come anche nel mio caso, 78% per i professionisti.
Questo vuol dire che un professionista avrà riconosciute il restante 22% come spese, indipendentemente che le abbia sostenute o meno. E non è poco.

Il forfettario e “Non scarico le fatture quindi non mi servono”

Falso. Questo non significa che non debba avere fatture di acquisto; è vero che il forfettario non dovrà fisicamente consegnarle al commercialista, ma sarebbe cosa buona e giusta avere comunque qualche fattura a dimostrare che, anche se forfettariamente riconosciute, delle spese sono state sostenute (anche in caso di futuri controlli documentali dell’Agenzia).

Quindi: i forfettari sono esonerati dall’obbligo di registrazione delle fatture, ma sono tenuti alla loro conservazione. In ogni caso l’obbligo della fattura è sempre in capo a chi la emette, che tu le scarichi o meno non cambia la posizione di chi ti vende qualcosa.

Il forfettario e la fatturazione elettronica

Quella del forfettario è una posizione anomala e destinata a non durare anche per quel che riguarda la fatturazione elettronica.
Se non ci sarà l’ennesima proroga, già dal 2022 anche i forfettari saliranno sulla “giostra” della fatturazione elettronica obbligatoria.

Ma già ora l’eccezione è comunque solo del forfettario. In ogni caso: tutti gli altri soggetti Iva hanno l’obbligo all’emissione della fattura, a prescindere da chi sia il cliente…

Altre informazioni utili, salite alla ribalta nell’ultimo anno

Lo SPID per l’accesso alla Pubblica Amministrazione

Da ottobre 2021, se non ci saranno ulteriori proroghe (sì, le proroghe sono un vizio dello Stato), lo SPID sarà l’unica modalità di accesso ai siti delle Pubbliche Amministrazioni, dall’Agenzia delle Entrate all’Inps. Sì, caro freelance, è ora che ti attivi lo SPID.

L’ISEE è utile per tutti

Considerato per anni qualcosa destinato solo ad alcune fasce basse di reddito, ora invece è richiesto per tutta una serie di agevolazioni, dall’esonero delle tasse per l’Università, allo sconto sulle bollette acqua luce e gas, ma anche l’Iscro, ovvero la nuova “cassa integrazione” sperimentale per i lavoratori autonomi.

Lo sconto in fattura

Lo sconto in fattura è una novità in vigore dal 2020 che consente, nel caso di ristrutturazione edilizie in casa (per il 50%, ma anche il nuovo gettonatissimo 110%), di rinunciare alle detrazioni in dichiarazione dei redditi, cedendo la detrazione al fornitore, che la sconterà direttamente in fattura.
Oltre all’immediato beneficio di avere il rimborso in un’unica soluzione, invece che in 10 anni, questo consente anche ai forfettari di beneficiare delle agevolazioni anche senza detrazioni Irpef. Un’occasione più unica che rara.

Se avete dubbi o domande, sarò contenta di rispondervi, sul nostro gruppo Facebook Freelancecamp oppure qui trovate i miei contatti.


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