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Gente del Freelancecamp: Elena Bobbola

Scritto da Tamara Viola il 8 Ottobre 2020


[Elena è una veterana del Freelancecamp e regina indiscussa delle slide: se volete imparare a preparare delle presentazioni che spaccano, lei è la donna giusta. Porterà un talk sull’anno sabbatico: curiosi?]

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Sono Elena e partecipo ai Freelancecamp come speaker per fare a gara con Chiara Battaglioni a chi delle due si mette in gioco di più nello sconfiggere l’ansia da “presentazione”. Nel tempo libero salvo il mondo dai PowerPoint brutti, dalle presentazioni inefficaci e dagli e-learning noiosi per imprese e professionisti. Con la forza delle immagini e delle parole aiuto manager, aziende e professionisti a comunicarsi efficacemente tramite le slide delle loro presentazioni. Nasco nel 2004 come visual designer freelance e occupandomi di UX e nuovi format per l’e-learning ho sempre fatto “kili” di presentazioni per i miei clienti. Scherzando dicevo che avrei aperto una “salumeria delle presentazioni” (e forse un giorno farò un talk su questo). Nel 2011 mentre aspettavo l’arrivo di #quellaBassa ho scritto quasi per caso un laboratorio per un cliente su come fare delle presentazioni efficaci e da lì non mi sono più fermata. Nel 2015 ho ascoltato il consiglio che Sagmaister (il mio designer preferito) mi ha dato nel 2005 sul tetto di una piscina torinese e ho fatto un anno sabbatico che mi ha cambiato vita. A fine 2017 ho incontrato Marie Louise Denti e siamo diventate SlideQueen. Il nostro motto è parlare di cose serie senza prendersi sul serio.

Che conseguenze ha avuto e sta avendo l’emergenza Covid-19 sul tuo lavoro? 

Mi occupo anche di e-learning oltre che di presentazioni efficaci (che abbiamo continuato a fare online), quindi non posso dire che l’emergenza COVID-19 abbia colpito la tipologia di progetti che mi vedono coinvolta. Sicuramente si sono ridotte drasticamente le trasferte, cosa che non mi è dispiaciuta: sono 20 anni che sostengo che il 90% delle riunioni in presenza dal vivo sono inutili. Mi ha pesato invece non fare almeno un allineamento settimanale dal vivo con gli altri freelance con cui collaboro, soprattutto con la mia partner in slide Malou. Considerato che in estate c’era già in programma il suo trasferimento a Londra abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco: queste erano per noi erano “le prove” di un nuovo modo di collaborare.

Hai cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare dopo l’esperienza del lockdown?

Una ridefinizione dei ritmi sicuramente. Lavorando in smartworking e riducendo le trasferte ho molto più tempo per me e per le cose che mi possono arricchire e contaminare al di là di esser concentrata su scadenze i progetti retribuiti.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

Oltre alle novità di quest’anno (Networking Corner, Membership, Freelancecamping, Zoomclub), c’è qualcosa che potremmo fare per la community?

Ci sono talmente tante novità in pentola che non me ne vengono in mente altre da suggerirvi!

Farai anche un talk, di cosa ci parli?

Sono un’appassionata dell’edizione romana del Freelancecamp e adoro la cacio e pepe: appena escono i biglietti li compro al volo! Si fa così no? 
Il titolo del talk è “Anno sabbatico: sì, no, come, quando” e l’argomento è chiaro: parlerò di quando nel 2015 ho scelto di fare un pit stop che è durato 365 giorni. Non è stata una decisione improvvisa o “da bionda” come direi io, ma ponderata dall’incontro con Peter Sagmeister, avvenuto nel 2005 sul tetto di una piscina torinese, in cui quel gran f**o di Peter mi disse che ogni 7 anni un designer deve prendere un anno sabbatico per nutrire la propria creatività e rigenerarsi: io ci ho messo 10 anni e non 7 ad attuarlo e gli devo dare assolutamente ragione!
Il 2015 è stato un anno che mi ha cambiato letteralmente la vita e dal quale sono nate tante cose proficue ed è questo che voglio comunicare al Freelancecamp: non bisogna aver paura di staccare perché fermarsi permette di ricominciare.

C’è un talk del Freelancecamp che ti ha insegnato qualcosa di utile? Perché pensi che chi non l’ha visto dovrebbe proprio vederlo? 

Quello di Luigi Centenaro, Il Personal Branding Canvas: 9 passi facili per farti scegliere. Ragionare su come fare in modo che le persone sappiano perché ci devono scegliere secondo me è cruciale anche negli anni ’20 e non solo nel ’14 quando ha fatto il talk. Diffondere il concetto di fiducia e relazione più che di posizionamento anche ora post COVID-19 è più che mai attuale.

Scegli una canzone che per te rappresenta lo spirito del freelance.

No One Knows dei Queens Of The Stone Age perché a volte “A journey through the desert -Of the mind With no hope” è quello che ci sembra di percorrere quando affrontiamo la (necessaria e complicata) burocrazia ma poi il cielo sorride sopra di me “Heaven smiles above me” 😜

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