freelancecamp Punta Marina 2021
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Banca Etica e il Freelancecamp: Matteo Crivellaro

Scritto da Alessandra Farabegoli il 29 Agosto 2021
Banca Etica accompagna e sostiene il Freelancecamp ormai da molti anni, e se c'è qualcuno titolato a parlare di better normal, beh, sono loro. Sono quindi molto felice che all'edizione di Punta Marina partecipi Matteo Crivellaro, per un networking corner dedicato all'educazione finanziaria a misura di freelance. Conosciamolo meglio in questa intervista.

Ciao Matteo, ci racconti in poche righe qualcosa di te e del tuo lavoro in Banca Etica?

Ci sarebbero tante cose da dire visto che la mia storia con Banca Etica parte dal 2004. In quel periodo lavoravo già in una banca locale e contemporaneamente stavo completando gli studi in economia e commercio. Frequentavo ambienti del commercio equo e del volontariato e mal digerivo le quotidiane incoerenze tra la mia vita professionale e i miei ideali.

Ho quindi cercato un modo di poter essere me stesso al lavoro e ho trovato Banca Etica. È stato un nuovo inizio. Ho avuto il modo di ricoprire tutti i ruoli e spaziare nei vari ambiti, dal credito alla finanza.  Nel 2009 ero vice direttore della filiale di Padova, ruolo che ho ricoperto fino al 2016 quando ho deciso di approfondire i temi che ho sempre prediletto cioè quelli della consulenza finanziaria, accettando un incarico all’ufficio Finanza  e successivamente all’attuale ufficio Consulenza Investimenti e Bancassicurazione. 

Oggi mi occupo di mettere a disposizione dei colleghi un catalogo fruibile e sempre aggiornato di prodotti finanziari, assicurativi e previdenziali oltre a presidiare procedure e normative per il loro collocamento.

Un anno fa la tua collega Margherita Ider ci raccontava come Banca Etica stava affrontando i cambiamenti dovuti alla pandemia, sia attraverso una riorganizzazione interna sia con iniziative rivolte ai soci. Dal tuo punto di vista, com’è andata?

Benissimo. È stato un passaggio epocale, rivoluzionario e repentino al tempo stesso. Mai avrei detto che in cosi poco tempo in Banca saremmo stati capaci di adattarci al nuovo modo di vivere, lavorare, comunicare. 

Il lockdown dei primi mesi del 2020 è stato durissimo, sicuramente, ma successivamente noi lavoratori abbiamo iniziato ad apprezzare uno stile di vita dove, muovendoci meno e in maniera più intelligente, scoprivamo nuovi spazi per noi stessi, per la casa, per la famiglia. La possibilità di fare riunioni a distanza oggi mi sembra un’opportunità irrinunciabile sia per il lavoro tra colleghi sia per le occasioni commerciali.

Non ho più contatto diretto con i clienti e con i soci nel mio attuale ruolo e non so dire se e quanto a loro sia mancata o manchi tutt’ora la possibilità di un incontro fisico in filiale, ma ritengo che abbiamo fatto del nostro meglio sfruttando tutti i canali per restare “vicini” alla nostra rete di soci e clienti: social (Fb, Twitter, LinkedIn) webinar, assemblee soci in streeming… abbiamo fatto tutto il possibile. E credo sia stato apprezzato.

Hai mai lavorato da freelance? Se sì, cosa ti porti da quell’esperienza? Se no, come vedi il mondo di chi lavora da indipendente?

Non sono mai stato freelance, non ho mai avuto il coraggio di fare questo passaggio anche se ne avrei avuto diverse volte il desiderio e anche l’occasione di farlo, per esempio come consulente finanziario indipendente. Invidio molto chi ha forza di investire su se stesso, sulla propria capacità relazionale, imprenditoriale, sulle proprie competenze e sulla propria professionalità.

Credo che porti molte soddisfazioni, ma credo anche che sia un modo di vivere dove il confine tra la propria vita privata e il proprio lavoro sia difficile da presidiare e “tutelare”. Un mondo insomma dove si è liberi di lavorare quando si può e quando si vuole… cioè sempre! 

Come vedi il rapporto fra Banca Etica e i freelance?

Ricordo che ai primi tempi, quando in Banca ci rivolgevamo solo ed esclusivamente al “non profit”, era praticamente impossibile per un freelance lavorare con noi. Si faticava perfino a concedere la carta di credito, figuriamoci un fido di conto corrente o addirittura un mutuo.

Nel tempo abbiamo preso invece la consapevolezza che molti lavori possono essere svolti solo in questo modo e quindi abbiamo aperto le porte, cercando di fornire prodotti e servizi dedicati. Ora, anche grazie al completamento della nostra offerta con prodotti assicurativi e previdenziali, possiamo dire di avere un “pacchetto” decisamente interessante e completo di soluzioni da offrire… e nel tempo miglioreremo ancora. Abbiamo già in cantiere alcune novità ulteriori. Qui abbiamo raccolto molte informazioni utili sulle opportunità (conti correnti, investimenti, polizze, ecc.) per i freelance.

Come è cambiata (in meglio) la tua vita in questi due anni?

Come accennavo prima, ho scoperto un nuovo modo di alternare vita e lavoro, non più legato alla mia presenza fisica in ufficio. Le giornate sono sempre molto intense, forse anche più di prima. Ora però mi posso permettere il lusso di pranzare con i miei figli, avere un terrazzo fiorito, e vivere appieno gli spazi della mia casa che prima, quando ero fuori casa tutti i giorni dalle 7.30 alle 18.30, era solo un posto dove cenare e dormire. Amo molto lo sport, corsa, camminate e pallavolo. Ora ho un po’ più di tempo anche per quello. 

Cosa vorresti vedere intorno a te per costruire un better normal?

Andando oltre la pandemia (che comunque, tra le altre cose ci dovrebbe aver insegnato quanto siamo dipendenti l’uno dalle scelte dell’altro), quello che più di tutto mi sta a cuore è il tema dell’ambiente e del cambiamento climatico.

Vorrei vedere scelte più coraggiose e lungimiranti sia da parte delle singole persone che di chi ci governa. Il tempo stringe sempre più e la rotta va invertita rapidamente. Invece vedo ancora prevalere scelte dettate dall’utilitarismo individuale, che non vanno mai a considerare il “dopo di noi”.  

Sul tema della finanza sostenibile invece, vorrei vedere meno greenwashing e più coerenza. 

E infine: scegli anche tu una canzone che rappresenta per te il concetto di better normal

Scelgo un classicissimo, I will survive ma per non essere troppo boomer scelgo la versione della rock Band Cake uscita nel 1996. È una canzone che parla di una  persona che gira pagina dopo un amore travagliato, e ne esce più forte e determinata. Quindi alla fine… è una canzone che parla di resilienza. La capacità non solo di adattarsi, ma addirittura di “cavalcare” il cambiamento è la chiave del successo personale e professionale in questo periodo e sarà sempre di più una questione di sopravvivenza umana e di business.

Uscire migliori da ogni cambiamento è il migliore augurio che ci possiamo fare… no?! 

Approfondisci: Bancaetica per i freelance.

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