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Gente del Freelancecamp: Antonia Cassoli

Scritto da Silvia Versari il 16 Luglio 2020
Antonia si occupa di social media marketing, preferibilmente per il sociale e il non profit. Il lockdown (e la ripresa post) l'ha messa di fronte a un problema: imparare a dire dei no, per poter lavorare meglio.

In poche righe: chi sei, cosa fai e a chi puoi essere utile.

Esperta di Facebook advertising, copywriter in divenire, lavoro per aziende molto diverse tra loro ma sono specializzata nella comunicazione per il sociale. Questioni Lgbt+, violenza di genere, ambiente e altre cause sono le mie sfide quotidiane.

Che conseguenze ha avuto e sta avendo l’emergenza Covid-19 sul tuo lavoro?

Ha rotto il mio equilibrio per due volte: la prima come un temporale che spazza via le nuvole, la seconda con conseguenze disastrose. Quando è arrivata la chiusura totale io stavo lavorando con quattro clienti; avevo scelto personalmente di ridurre i progetti attivi all’insegna del “meno ma più grossi”, così se arriva qualcosa nel settore che preferisco, il sociale, ho tempo e spazio da dedicargli.

Tutto si è fermato e i clienti sono scomparsi. Ho passato due mesi ad avviare un’attività che generasse un’entrata extra: era da tempo ce ci pensavo e ho colto l’occasione per poterci dedicare tempo ed energie durante il lockdown. Vivere in casa senza quelle email, quei messaggi e quelle telefonate non desiderate, che sono come la goccia del rubinetto che perde, mi ha fatto benissimo. Fin da subito ho sperato che la quarantena durasse almeno tre o quattro mesi.

Poi è ricominciato tutto. E tutto insieme. In due settimane sono passata da zero a nove clienti, tornando a quella situazione del mio primo anno da freelance in cui avevo tanti clienti piccoli. Ho dovuto mollare la costruzione dell’attività extra e sono ritornata in un vortice che avevo faticosamente calmato prima del Covid. Mi secca anche non essere stata completamente cosciente: ho accettato due clienti piccoli perché ero a zero e quindi mi sembrava stupido non accettarli; poi ne ho accettati altri due perché si occupano di e-commerce, era da un po’ che non facevo campagne per e-commerce ed era un’occasione per riprenderci la mano; poi ne ho preso un altro perché mi è stato chiesto da una collega, mi dispiaceva rifiutare tout court; poi sono tornati i quattro che c’erano all’inizio, all’improvviso e con un carico di lavoro ancora più grande di quel che avevamo lasciato prima del Covid.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

No.

Da quanto tempo lavori come freelance? È stata una tua scelta o un obbligo? Torneresti indietro?

Ho iniziato a metà 2017. Mi occupavo della comunicazione di una piccolissima azienda (leggi: ero l’unica dipendente), poi il titolare mi ha licenziata perché non poteva permettersi il mio stipendio. Avevo fatto la social media manager per due anni. Avevo studiato e sperimentato tanto, ma mi rendevo conto che quello fosse un ruolo in cui solo aziende grandi avrebbero assunto, e io avevo troppa poca esperienza per mirare a un posto in una grande azienda.

Contemporaneamente mi ero resa conto che, quasi più del lavoro, stavo amando la libertà che avevo. Il titolare si fidava molto di me e mi lasciava libera di scegliere quando lavorare, a volte anche restando a casa. Niente cartellino da timbrare, niente ore da rendicontare. Ho capito che quello era l’elemento che mi aveva resa felice in quei due anni.

Così mi sono buttata. Il mio (ex) titolare è stato il mio primo cliente e da allora sono sempre arrivati da soli-e. Non tornerei mai indietro, no, per niente al mondo.

Perché parteciperai all’edizione online del Freelancecamp?

Già l’anno scorso volevo partecipare, ma non ero iscritta alla newsletter e quando sono andata sul sito per vedere se i biglietti erano in vendita… erano già finiti. Non amo gli eventi on line e grazie al Covid ho sviluppato un fastidio profondo per qualsiasi cosa accada su Zoom, Meet, Teams and co.

Però sono molto curiosa. Quando ho letto che avete programmato speech di massimo 8 minuti ho capito che siete come me e ho preso il biglietto all’istante. Davvero: quella informazione mi ha fatto percepire competenza, ragionevolezza e un profondo rispetto per tutti-e.

Cosa spero che accada? In realtà, nulla. Sono contenta di sentire parlare dal vivo Alessandra Farabegoli e Gianluca Diegoli (che mi fa compagnia con la sua meravigliosa newsletter) e sono emozionata perché mi sembra un evento abbastanza piccolo da potersi emozionare. A misura di persona. E poi spero, al più presto, di replicarlo al mare.

LinkedIn

www.antoniacassoli.it

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