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Anna Cortelazzo, Digital Strategist: il potere della divulgazione online

Scritto da Nadia Panato il 15 Aprile 2024
Anna Cortelazzo è una Digital Strategist specializzata nel settore della divulgazione. Lavora con persone ed enti che vogliono trasmettere online informazioni complesse su materie scientifiche e non solo. Insegna anche al Master in Comunicazione delle Scienze per formare i divulgatori di domani.

Chi sei, cosa fai, a chi puoi essere utile?

Sono una Digital Strategist specializzata nel settore della divulgazione. Lavoro con persone ed enti che vogliono trasmettere online informazioni complesse su materie scientifiche e non solo (etologia, psicologia, neuroscienze, ambiente e conservazione, inclusività, medicina ecc). Instagram è il mio social preferito, ma mando mail minatorie a chi non vuole affiancarlo a uno strumento proprietario come blog o newsletter. Insegno al master in comunicazione delle scienze per formare i divulgatori di domani. Nel tempo libero vado al cinema e cerco di accarezzare tutti i gatti che incontro.

Se dovessi scegliere la tua “storia di successo” che ti è più cara, cosa racconteresti? 

A ottobre 2019 io e una collega abbiamo cominciato dei seminari al dipartimento BCA (non vi do la definizione tecnica che non ricordo neanche io, si occupano di biotecnologie, sicurezza alimentare e benessere animale) che l’anno dopo si dovevano trasformare in un ciclo di laboratori per raccontare online il campus (dove trovi le mucche che pascolano, per dire!). Nel 2020 però ci hanno chiuso in casa, e noi ci siamo trovate a familiarizzare con la didattica a distanza e a insegnare a raccontare il campus… Senza poter andare al campus (una favola per le foto!). Non nego che è andata abbastanza male, ma abbiamo ricevuto tante mail di studenti che dicevano che forse senza di noi noi non avrebbero retto il lockdown: un piccolo successo che però ha significato molto.

Se parliamo di valori, ho un’altra storia: anni fa avevo un cliente balena, per cui avevo trascurato la mia autopromozione (non fatelo mai!). In fase di rinnovo, a voce era stata accettata la mia richiesta di aumento a fronte di nuove mansioni, ma mi sono trovata in fase di firma con il contratto uguale a prima. “E allora ciaone” ho detto (non proprio così). Il resto del mio reddito? 200 euro mensili. Semplicemente ho pensato di meritare quello che avevo chiesto. ll mio ragazzo ha detto, più disperato di me: “Richiamali, io non posso mantenerti!” (nessuno glielo aveva chiesto eh). Ho pensato seriamente di mollarlo, perché per le sue insicurezze rischiava di erodere anche la mia autostima, ma ho concluso che non volevo farlo. Sono tornata a casa e gli ho detto: “Non li richiamerò e non voglio che parliamo mai più di questo, perché la tua scarsa fiducia in me potrebbe influenzarmi negativamente”. C’è un lieto fine: hanno richiamato loro (e anni dopo ci siamo sposati!)

E quella che vorresti raccontare fra un anno, perché ancora non ce l’hai fatta ma ci stai lavorando?

Ci sono tanti docenti universitari di una certa che fanno della buona divulgazione attraverso libri e conferenze. Pochissimi di loro però credono all’online, hanno siti dell’anteguerra e per loro i social sono l’equivalente del mignolino che sbatte sullo spigolo. Voglio convincere uno di questi docenti a lavorare con me per portare le sue conoscenze a un pubblico molto più ampio di quello delle persone che leggono libri e vanno alle conferenze. Accetto nomination ma anche forniture di Gaviscon, perché so che ne avrò bisogno!

Da 1 a 5, quanto sei soddisfattə del tuo lavoro dal punto di vista economico, di gestione del tempo, relazioni umane?

Punto di vista economico: 4/5
Gestione dei tempi di vita e di lavoro: 4/5
Relazioni umane: 2/5

Parliamo di valori. Qual è il valore per te fondamentale, quello a cui non rinunceresti per niente al mondo?

Le cose fatte bene richiedono tempo (e soldi), non a caso il mio payoff è “senza fretta ma senza sosta” (sì, l’ho copiato da Goethe!).

Quella volta che. Ti sei mai trovatə in una situazione in cui i tuoi valori professionali erano in conflitto con le aspettative del cliente? Come è andata?

Avoja. Tutte quelle volte in cui la strategia di comunicazione serviva “per ieri”, quando mi si dice “Beh, intanto cominciamo, strategia e calendario editoriale li sistemiamo strada facendo, abbiamo fretta“. In quei casi se posso scappo, altrimenti cerco di farli ragionare e di nascosto assumo shottini di Gaviscon.

Hai già partecipato al Freelancecamp?

Sì.

Tizio, Caia e Francə sono al loro primo Freelancecamp. Cosa dici loro per accorglierl3? Cosa si devono aspettare?

Guardate, la prima volta ho passato un’ora a fingere di non essere a disagio, ma poi ho scoperto che gli altri non mordono!

Consiglia a Tizio, Caia e Francə un talk imperdibile degli anni passati. Perché dovrebbero guardarlo assolutamente?

Sono stata a un solo Freelancecamp, ma quello di Donata Columbro mi ha illuminato (prima non avevo mai usato Excel!). Da notare che sul momento non ci avevo capito una mazza ferrata, quindi il consiglio generale è anche quello di recuperarsi i video!

Ricordi perché hai partecipato la prima volta?  Cosa cercavi? L’hai trovato o hai trovato qualcosa di diverso? Hai conosciuto qualcunə che continui a frequentare?

Mi lamentavo che tutte le persone che avevo intorno pensavano che la Partita Iva fosse una fase che avrei abbandonato con la maturità (e dire che avevo 34 anni!), non credevano che si potesse guadagnare così e nel complesso mi sentivo molto abbattuta. Nadia Panato mi ha suggerito di venire al Freelancecamp, dove ho incontrato tante persone affini a me nel modo di lavorare, che avevano le stesse esigenze e difficoltà: molte le sento spesso su IG.

Scegli una canzone e dedicala a unə freelancecampista (anche a qualcunə che non conosci ma che vorresti conoscere!). Perché hai scelto proprio questa?

“Che Poi” di Carl Brave:

perché è una perfetta metafora del rapporto con certi clienti!

“Divulgazione sostenibile: quanto ci costano le informazioni gratuite?”: di cosa ci parli nel tuo talk?

Dopo aver lavorato molti anni con i freelance, mi sono specializzata nella comunicazione digitale nel settore della divulgazione e questo mi ha portato a un paio di considerazioni: belle le newsletter gratuite di approfondimento sulla scienza, la medicina e gli animaletti carismatici, ma ci saranno sempre? Dipende (anche) da noi, e al valore che diamo alla divulgazione.

Si può monetizzare la divulgazione? È etico? Discutiamone!

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