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Anche quest’anno Sisifo supporta il #freelancecamp

Scritto da Silvia Versari il 28 Aprile 2015
Sisifo supporta il #freelancecamp fin dal suo primo anno di vita. Sarà con noi sabato 16 maggio Giuseppe Lanzi (@lanzigiuseppe) a parlarci di sostenibilità e resilienza.

 

 

Raccontaci chi sei e di cosa si occupa Sisifo.

Parlare di Sisifo è per forza di cose parlare del mio percorso umano e professionale, che mi ha visto per molti anni in giro per il mondo ad occuparmi di cooperazione internazionale, sostenibilità e resilienza. La mia esperienza professionale mi ha portato ad occuparmi di emergenze, di mobilità umana – tragicamente di attualità strettissima in questi giorni – e di grandi eventi.

sisifo_logo

Sisifo in fondo è un progetto di sostenibilità verso la resilienza e ho avuto modo di sperimentarlo in eventi come la GMG di Roma con Giovanni Paolo II nel 2000, l’Agorà dei Giovani di Loreto nel 2005 con Benedetto XVI, la JMJ di Rio de Janeiro nel 2013 con Papa Francesco ma anche con la Visita del Dalai Lama a Livorno nel 2014 o con il ritiro estivo dell’Inter a Pinzolo in Trentino nel 2012.

Sia chiaro: non è che tutti i giorni siamo in giro per il mondo a fare grandi eventi… L’attività quotidiana consiste nell’affiancare i nostri partner e con loro creare dei percorsi di sostenibilità verso la resilienza.

 

Resilienza è una delle tue parole chiave, che cosa significa?

Domanda da un milione di dollari… spesso è confusa con la sostenibilità e viene utilizzata come fosse un sinonimo, ma così non è. La sostenibilità è solo il primo passo verso la resilienza. Indispensabile, ma solo un primo passo.

Esistono molte definizioni di resilienza a seconda del settore nel quale è applicato: ingegneria, psicologia, ecologia. In generale, indica la capacità di un materiale, di un organismo o di una struttura di resistere a fattori di stress e ristabilire una situazione di rinnovato equilibrio. Indica quindi il livello di adattabilità a perturbazioni esterne.

Nella riflessione ambientale, l’importanza di questo concetto è andata crescendo esponenzialmente di pari passo con l’aumentare degli effetti dei cambiamenti climatici.

Siccome non esisteva ancora una definizione di “Resilienza delle Organizzazioni” ci siamo messi a riflettere su questo tema con il professor Walter Ganapini, membro onorario dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, e Massimiliano Muggianu, studioso di filosofia e teologia; abbiamo generato una definizione che magari non è definitiva ma mi pare un buon punto di partenza: “si definisce resilienza delle organizzazioni la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sostenibili e sfidanti, affrontando le crisi e mantenendo l’equilibrio dinamico con gli interlocutori-stakeholder, attraverso processi di cambiamento e innovazione.

Sisifo_resilienza_Villaggio_pescatori-009

 

Al di la dei paroloni scientifici, la resilienza di una organizzazione – e se mi permettete, in un certo senso il freelance è azienda e organizzazione – è la capacità di adattarsi alle difficoltà e iniziare nuovi progetti sempre più ambiziosi. Devo dire che ho avuto modo di sperimentarlo sulla mia pelle nei mesi scorsi e funziona.

 

Come vedi il rapporto tra imprenditori e freelance?

Non posso che vederlo molto positivo, vuoi perchè la mia azienda ha sempre lavorato con dei freelance, vuoi perché credo che abbiamo anche come organizzazione la flessibilità del freelance, io vedo questo rapporto molto positivo ad una condizione: il rispetto dei reciproci ruoli. Diciamola più chiaramente: a condizione che non siano partite iva create ad hoc per non assumere.

Ho un ottimo rapporto con i freelance, ma preferisco chiamarli “liberi professionisti” in italiano! Non conosco persona più libera di Miriam Bertoli che pur essendo assolutamente autonoma, è al tempo stesso uno dei punti di forza della mia azienda nei progetti che facciamo insieme.

In fondo cosa è un freelance se non un imprenditore di se stesso? E se è imprenditore, è un mio collega. Ecco perché dalla prima edizione ho voluto sostenere il freelancecamp. Non c’è edizione dove non siano nati contatti più che interessanti.

 

C’è un progetto che vi sta particolarmente a cuore in questo momento?

Si. Stiamo lavorando su un progetto che si chiama Bio4Expo.com e che amo particolarmente perché è una operazione di sistema che coinvolge molti e diversi partner. Partner che hanno preso alla lettera il concetto di con-correre e affrontano insieme un progetto sfidante.

Siamo partiti dal fatto che c’è Expo e che si è dato degli importanti obiettivi di sostenibilità, quali l’utilizzo esclusivo di piatti e posate biodegradabili e compostabili, la raccolta differenziata al 70% e la raccolta della frazione organica al 100%. Obiettivi ambiziosi, senza dubbio, che necessitavano di una azione di sistema partendo dal presupposto che su questi materiali l’Italia è davvero all’avanguardia.

Abbiamo quindi messo insieme l’intera filiera e con loro ci siamo dati due obiettivi primari: il primo è ovviamente quello di fare incontrare la richiesta e l’offerta senza che qualcuno possa dire di avere difficoltà a reperire i materiali, e magari giustificare l’utilizzo di altri prodotti non conformi. Dall’altra abbiamo colto l’occasione per fare tanta informazione ambientale permettendo anche agli espositori e ai visitatori di Expo di avere degli approfondimenti in lingua. Infatti l’hub informativo sarà in ben 9 lingue: sono già online italiano e inglese e a breve pubblicheremo le versioni in francese, tedesco, portoghese, spagnolo, arabo, israeliano e cinese.

Un a bella sfida che affrontiamo “resilientemente”.

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